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Se vogliamo parlare del Luccioperca o Sandra in Italia dobbiamo partire da molto lontano. Fu introdotto in alcuni laghi del Nord intorno al 1900, più precisamente nei laghi di Pusiano e Comabbio, per poi diffondersi in tutto il Nord Italia grazie ai collegamenti fluviali dei laghi che lo contenevano. Il Luccioperca è  originario dell’Europa  centro settentrionale e orientale preferisce climi rigidi anche se riesce ad ambientarsi a climi moderatamente caldi, predilige acque ben ossigenate ma è presente anche laddove l’ossigeno scarseggia, nel secondo caso risulta molto meno “vivace”. È un pesce dal corpo affusolato e longilineo  dal colore grigio/verde nel dorso, nei fianchi e testa e ventre ha una colorazione più chiara, ha una buona dentatura (da predatore che si rispetti) con due o più denti molto pronunciati sia nella parte superiore che inferiore della mascella che gli hanno fatto prendere il nomignolo di “Vampiro”. Riesce a vivere intorno ai 20 anni e può raggiungere dimensioni che rasentano il metro e trenta con un peso di circa 10/15 kg, esistono casi di nanismo (come il persico reale) laddove lo specchio d’acqua che lo contiene non abbia molto da offrirgli come cibo potranno esserci anche situazioni di cannibalismo. Il Perca in giovane età vive protetto in branchi abbastanza numerosi per poi diventare sempre più solitario col diventare adulto. Da giovane (sotto i 10 centimetri) si nutre prevalentemente di invertebrati e dopo aver passato i dieci centimetri comincia a nutrirsi di alborelle, scardole, persici sole e cobiti ma non disdegna qualsiasi altro pesce delle giuste dimensioni. In passato c’è stata un opera di demonizzazione pari a quella che oggi viene fatta al siluro perché essendo un predatore forte che preda tutto l’anno si presumeva fosse la causa del sensibile calo delle specie autoctone che coabitavano lo stesso fiume o lago. Le sue carni ottime gli hanno fatto subire delle vere e propie mattanze per anni e anni tanto che la sua presenza una volta massiccia in moltissimi fiumi e laghi è calata a tal punto da renderlo quasi introvabile in alcune zone da lui prima frequentate assiduamente.


Ci sono svariate tecniche per insidiare questo predatore, la più divertente è lo spinning con testine piombate o montatura dropshot, ma la tecnica più fruttuosa in ambito di catture e dimensioni è il mort manie (morto manovrato), la montatura inventata da Albert Drachkovicth e la relativa tecnica di pesca legata ad essa  sembra ad oggi l’imbattuta regina per questa pesca! La tecnica però presenta alcune pecche per la sicurezza stessa del pesce ad esempio se si innescano esche troppo piccole e possibile che il pesce aspiri esca e relativa montatura troppo in profondità per essere salvato, per questo si consiglia di non scendere mai sotto gli 8/10 cm cosi da poter fare selezione sui predatori e per avere il tempo materiale di ferrare prima che il pesce ingoi il malcapitato pesciolino. Solitamente si usano per questa montatura; piombi dai 7 ai 15 grammi con relative canne che possono andare dai 10 grammi di potenza ai 30, mulinello di misura 2000 massimo 3000 anche se il 2500 e il più consigliato ,su cui montare una treccia di esile diametro dallo 0.08 al 0.15  con un terminale in fluorocarbon che può andare dallo 0.22 allo 0.33 in base al fondale e agli ostacoli presenti nello spot.

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La tecnica va a rappresentare un pesciolino in serie difficoltà natatorie quindi nel nostro recupero dobbiamo ricordarci di non fare movimenti esageratamente veloci, anzi al contrario movimenti molto lenti effettuati con spostamenti del cimino di pochi centimetri, evitare di far muovere l’esca con il recupero del mulinello per non creare movimenti innaturali che possono riportare il Perca alla sua fase annoiata e pigra (come lo si trova la maggior parte delle volte) e quindi vanificare tutto il lavoro svolto nel restante recupero. Certamente ognuno di noi affinerà la tecnica fino a trovare i propri “segreti” per insidiare questo predatore cosi bello quando difficile da catturare, tutto questo funziona bene sia da riva che in barca anche se da natante  e consigliabile fare qualche sessione anche a vertical, visto che come quasi tutti i predatori, viene attratto in maniera forte e decisa da movimenti verticali di un esca, per questa tecnica diventano indispensabili gli artificiali siliconici preferibilmente grub o shad con coda a paletta cosi da emettere forti vibrazioni sia in discesa che in salita. Su questa teoria si basa in parte la pesca con le testine piombate “round jighead” in cui il movimento verticale e molto più importante del movimento orizzontale, dove grub e shad di colore sgargiante dai 2 ai 4 pollici la fanno da padrone.


L’attrezzatura da usare può variare molto su pesi e misure, ma una canna per poter affrontare quasi tutto può essere una 5/20 grammi con una lunghezza che va dai 190 cm ai 240 cm (in base alla personale preferenza) un’azione  di punta ma con un ottima sensibilità, quindi con la punta molto sottile. E’ consigliabile usare una treccia sulla bobina del mulinello per avere la massima sensibilità possibile, con un diametro che varia dai 0.08 al 0.15 cosi da avere allo stesso tempo un ottima tenuta di peso e una lanciabilità di tutto rispetto anche con pesi esigui. E necessario comunque usare un terminale in fluorocarbon da connettere direttamente alla treccia con uno dei moltissimi nodi possibili, cosi da avere un alta resistenza all’abrasione e una presentazione il meno invasiva possibile, i diametri possono variare dallo 0.20 a 0.30 in relazione  alla struttura del fondale, agli ostacoli e anche al peso della jighead che andremo ad usare e ovviamente alla grandezza del Perca che crediamo si trovi nello spot che andremo ad affrontare.


Come detto poche righe fa nella pesca con le jighead e molto più importante il movimento verticale che quello orizzontale, anche se dovremmo comunque ricordarci di dover rappresentare un pesciolino con problemi natatori a volte, un salto dell’esca più alto e veloce degli altri può far perdere le staffe al predatore cosi da indurlo ad attaccare subito. Ma nella maggior parte dei casi sarà meglio prediligere un recupero lento con ripetute pause (3-4 secondi) tra una serie di colpetti e l’altra dati portando il cimino verso l’alto, cosi da sollevare l’ artificiale di circa una ventina di centimetri dal fondo per poi farlo ricadere senza trattenerlo con il filo.

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Questo recupero è ottimale in assenza o con una leggera corrente, se andremo ad affrontare fiumi con corrente medio/forte è consigliabile dopo aver alzato l’esca dal fondo tenere il filo in tensione finchè non si sente la testina toccare il fondo, cosi da non spostarsi troppo dal hotspot. In tutti e due i casi la maggior parte degli attacchi arriverà nella pausa che darete tra un saltello e l’altro. Si consiglia di dedicare molti lanci sullo stesso spot perchè molte volte il Perca non attacca al primo passaggio ma ha bisogno di più passaggi per essere stimolato ,questo predatore preferisce le buche profonde e i giri d’acqua dove i fiumi lo permettono ma ama molto anche ponti e strutture che lo possano mantenere in ombra data la sua alta fotosensibilità. L’orari migliori per pescarlo sono la mattina presto prima del sorgere del sole e alla sera dopo il calasole, ma sono molto proficue anche le giornate nuvolose o con bassa luminosità.



Come ultima cosa bisogna portare all’attenzione il fatto che il Luccioperca è un pesce molto delicato che mal sopporta le manipolazioni da parte di noi pescatori, quindi la parte in cui bisogna prestare più attenzione è il salpaggio del pesce  se non si ha un guadino e consigliabile afferrarlo con decisione  all’altezza della testa davanti alla spina dorsale senza premere troppo oppure per la coda. Se si dispone di un guadino il gioco e più facile ma si consiglia un reale rilascio tempestivo dopo la classica foto di rito, prestando attenzione di manipolarlo il meno possibile oltre per non stressare troppo il pesce e per non rischiare di ferirci con le spine presenti nelle pinna dorsale e con i denti acuminati che troviamo nella sua bocca.

Author: Davide Tosato
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